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Il Piemonte dice addio ad un altro bar storico, grazie al distanziometro.

Il distanziometro, l’inefficace provvedimento legislativo tanto caro ai rappresentanti pentastellati impegnati nella loro personale crociata contro il gioco patologico, ha mietuto un’altra vittima illustre.
Lo storico bar Benevolo, il locale che per tanti anni ha ospitato il club dei Fedelissimi del Novara calcio, abbassa definitivamente le serrande. Il titolare, Gianluca Rambaldini, che all’interno del locale aveva introdotto degli apparecchi da intrattenimento, ha dichiarato che è stato costretto alla chiusura in virtù della nuova normativa locale che vieta la presenza di slot a meno di 500 metri di distanza da banche e scuole. L’aumento vertiginoso dei costi di gestione e delle tasse verificatosi negli ultimi anni contrapposto alla forte diminuzione degli incassi, ha costretto il titolare ha chiudere l’esercizio. Col Benevolo chiude il tempio dei tifosi del Novara, locale storico della città che esponeva la bandiera della squadra in modo tale da avvertire i passanti in caso di vittoria degli azzurri, tradizione perpetrata negli anni e rispettata anche dall’ultimo proprietario.
Un pezzo di storia cittadina che se ne va.
Tutti gli esercizi pubblici, che sono anche luoghi di ritrovo e di svago, dove il gioco rappresenta una fonte di reddito legale (bar, tabacchi, sale scommesse e sale slot), vengono colpiti da questo provvedimento, nato sotto l’egida della lotta alla ludopatia, ma che di fatto arreca un danno assoluto alla libertà d’impresa. Questa misura proibizionistica si è rivelata fallimentare in quanto non persegue le finalità che il legislatore si era preposto.
La tutela del giocatore che ha sviluppato un rapporto problematico col gioco non si ottiene attraverso distanze minime e limiti orari che invece lo conducono verso l’alternativa rappresentata dall’offerta illegale, dominio della criminalità organizzata. In questo modo il soggetto affetto da gap perde ogni tipo di tutela, con il conseguente aggravamento del quadro psicologico ed economico.
Proprio in Piemonte, questo effetto di sostituzione con l’illegale è ancora più evidente, come dimostrano i recenti e numerosi blitz della GdF che si sono susseguiti negli ultimi mesi e che hanno portato alla luce il dilagare di apparecchi illegali, proprio dove gli amministratori locali, tra cui la sindaca di Torino Appendino, si lanciavano in proclami vittoriosi sui risultati raggiunti nella lotta alla ludopatia. 
La realtà invece è che gli unici risultati tangibili sono la chiusura delle imprese, la disoccupazione e l’illegalità.
È auspicabile giungere ad un approccio più consapevole e approfondito alla problematica legata alla ludopatia. In primo luogo con una normativa nazionale in grado di mettere ordine nel settore del gioco di stato, superando il clima di incertezza che attanaglia l’intera filiera minando sia le attività imprenditoriali sia il lavoro di migliaia di dipendenti. In secondo luogo adottando interventi che siano realmente positivi e favorevoli nel contrastare il gioco patologico, distinguendo il gioco legale da quello illegale, in quanto è l’irregolarità che produce le patologie, mentre la sicurezza e la tutela del giocatore vengono garantite attraverso la salvaguardia del comparto del gioco di stato.