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A Modena il gioco chiude i battenti: è il fallimento della libera impresa.

Il Comune di Modena ha recentemente fatto il punto sulla situazione dell’attività di gioco della città: 7 delle 21 sale gioco e videolottery modenesi che si trovano al di sotto della distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili, hanno cessato la propria attività. Ad altre 7 è stato notificato il provvedimento di cessazione, 2 hanno fatto richiesta di proroga fino all’estate per trasferirsi fuori città. Accertamenti sono ancora in corso per le restanti attività.

Le misure poste in essere dalle regioni e dai comuni per contrastare e prevenire l’azzardopatia non solo risultano inefficaci, come sostenuto dall’Istituto Superiore della Sanità e dall’Osservatorio Eurispes, nel perseguire il loro obiettivo primario, ma continuano, giorno dopo giorno, ad arrecare enormi danni alla rete del gioco autorizzato e controllato indebolendo e marginalizzando un settore sano, fatto di lavoratori onesti e persone perbene, a tutto vantaggio delle infiltrazioni criminali.

Ancora una volta vogliamo sottolineare come la filiera del gioco di stato sia un presidio di legalità sul territorio che ostacola i tentativi del crimine organizzato di impadronirsi di un settore che da sempre attrae i loro interessi. Il legislatore non considera che la chiusura degli esercizi legali del gioco, oggi a Modena, domani in ogni comune e paese d’Italia, lascerà spazi territoriali alle attività illegali con la conseguente perdita di tutela per i giocatori e l’incremento dei rischi legati allo sviluppo delle dipendenze, alla criminalità e alla diffusione dell’usura. È questa una responsabilità che i decisori locali devono assumersi e devono farlo apertamente.

Limitare l’offerta legale di gioco significa concedere un grande vantaggio competitivo a chi opera fuori dal sistema controllato. Come ci dimostrano le recenti cessazioni di attività legate al gioco nell’area modenese, il distanziometro si rivela una particolare forma di ricatto per quegli esercenti che, dopo aver investito i propri risparmi in una attività ritenuta legale, si vedono costretti a sostenere ulteriori spese per non vanificare quella volontà di creare impresa che ha prodotto lavoro per migliaia di persone. Il comparto dei giochi e delle scommesse voluto e costruito negli anni dallo stato stesso, rivendica dignità giuridica e necessità di una regolamentazione nazionale che garantisca un’operatività piena e regolata.

Il governo gialloverde è intervenuto a più riprese per incrementare i prelievi erariali che hanno progressivamente eroso i margini di redditività delle imprese incaricate dallo stato alla raccolta del gioco pubblico. All’incessante aumento della tassazione non è seguito un vero riordino finalizzato a tutelare il settore. L’obiettivo principale del governo è quello di garantire il gettito erariale proveniente dal comparto per finanziare il reddito di cittadinanza, mascherandolo con lo slogan elettorale della lotta alla ludopatia. Nei confronti di 150mila lavoratori del settore, l’esecutivo invece rimane immobile e indifferente; indifferenza che difficilmente verrà dimenticata, da tutto il comparto, anche in sede elettorale.