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La magica comparsa dei “Luoghi Sensibili”

By gennaio 25, 2019 No Comments

I limiti delle misure che si vogliono introdurre per regolamentare l’accesso al gioco, sono stati ormai chiaramente esposti da fonti autorevoli.

Alla totale inefficacia di queste norme si aggiunge una guerra mediatica contro l’intero settore, spesso in modo strumentale, produce una ingiustificata ostilità verso delle attività totalmente legittime, ledendo realmente i diritti dei lavoratori coinvolti.

I risvolti di una vicenda che si è verificata nelle scorse settimane a Faenza, ne sono la prova. 

Gli esercenti e gli impiegati di una sala da gioco avevano richiesto il trasferimento in zona Orto Bertolani dopo essere stati sfrattati dalla loro sede per eccessiva vicinanza ai “luoghi sensibili”.

La questura, in prima battuta, avendo verificato l’assenza di luoghi sensibili entro un raggio di 500 metri, ha dato il via libera alla riapertura in nuova sede. L’imminente apertura ha però provocato le proteste di alcuni residenti, ai quali in un incontro pubblico, il sindaco Giovanni Malpezzi ha spiegato che il permesso per l’esercizio era stato concesso in accordo con la normativa regionale.

Nei giorni successivi però, si è movimentata la politica locale e ha trovato una facile leva nella stessa legge regionale che da facoltà ai comuni di indicare e ampliare a propria discrezione l’elenco dei luoghi sensibili.

Così, il 17 gennaio scorso, il consiglio comunale ha votato una mozione che rende sensibili anche parchi pubblici, servizi educativi e ricreativi per l’infanzia e sportelli bancomat. Morale della favola, l’attività commerciale dovrà chiudere i battenti a causa di un cavillo burocratico della stessa legge che promette di regolamentare l’accesso al gioco.

Il problema è che in questo caso, di regolamentato c’è ben poco. 

In compenso ci sono magiche comparse di luoghi sensibili ( diventati sensibili da un giorno all’altro ), mobilitazioni di quartiere, e le solite strumentali manovre di qualche politicante che pur di racimolare qualche consenso in più, cavalca l’onda demagogica e si attiva per far chiudere una sala che aveva tutto il diritto di proseguire la propria attività. 

La verità è che il prezzo di queste strumentalizzazioni ricadrà esclusivamente sul lavoro e sul futuro di questi lavoratori.