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“Non cerchiamo l’elemosina di cittadinanza”, Non Siamo Solo Numeri in stato di agitazione.

By gennaio 24, 2019 No Comments

A poche ore dall’incontro del tavolo tecnico che ha riunito le principali associazioni di categoria del settore del gioco e dell’intrattenimento colpite dalle misure fiscali previste dal Decretone, scende in campo la prima associazione nazionale composta esclusivamente dai lavoratori del comparto. “Non siamo solo numeri”, questo il nome della organizzazione nata nei mesi scorsi in Puglia in occasione delle proteste scaturite a seguito dei provvedimenti previsti dalla legge regionale sul contrasto alle ludopatie, registra in queste ore la massiccia adesioni di lavoratori e dipendenti dell’intera filiera da tutte le regioni d’Italia.  L’associazione nelle scorse ore ha lanciato una petizione sul sito change.org per sensibilizzare l’opinione pubblica in difesa di centinaia di migliaia di posti di lavoro sui quali, dopo la Manovra del governo, aleggia lo spettro dei licenziamenti dopo l’inasprimento della tassazione e dei prelievi erariali nel settore del gioco legale. L’associazione si presenta pubblicando le tante facce e i veri volti dei lavoratori (si tratta di dipendenti e personale che lavora all’interno delle sale giochi, sale scommesse, sale Bingo, rivendite, bar e tabaccai) pronti a testimoniare il loro disagio e le loro preoccupazioni. Dal momento in cui è stata lanciata la petizione su piattaforma digitale in pochissime ore si è registrato un incremento di adesioni che ha superato i 2mila iscritti. “Non siamo solo numeri” è la prima associazione che riunisce attorno a se i lavoratori del comparto: tra le finalità enunciate in primo luogo l’obiettivo di ridare dignità a quanti operano in un settore nel quale da tempo si assiste ad una sistematica opera di demolizione e di ghettizzazione. “Non siamo lavoratori di serie B, dicono in tanti e non vogliamo ingrossare l’esercito dei disoccupati né dover fare poi ricorso al tanto propagandato reddito di cittadinanza”.

L’associazione nelle scorse ore ha lanciato una petizione sul sito change.org per sensibilizzare l’opinione pubblica in difesa di centinaia di migliaia di posti di lavoro sui quali, dopo la Manovra del governo, aleggia lo spettro dei licenziamenti dopo l’inasprimento della tassazione e dei prelievi erariali nel settore del gioco legale. L’associazione si presenta pubblicando le tante facce e i veri volti dei lavoratori (si tratta di dipendenti e personale che lavora all’interno delle sale giochi, sale scommesse, sale Bingo, rivendite, bar e tabaccai) pronti a testimoniare il loro disagio e le loro preoccupazioni. Dal momento in cui è stata lanciata la petizione su piattaforma digitale in pochissime ore si è registrato un incremento di adesioni che ha superato i 2mila iscritti. “Non siamo solo numeri” è la prima associazione che riunisce attorno a se i lavoratori del comparto: tra le finalità enunciate in primo luogo l’obiettivo di ridare dignità a quanti operano in un settore nel quale da tempo si assiste ad una sistematica opera di demolizione e di ghettizzazione. “Non siamo lavoratori di serie B, dicono in tanti e non vogliamo ingrossare l’esercito dei disoccupati né dover fare poi ricorso al tanto propagandato reddito di cittadinanza”. L’associazione ha intanto aderito al tavolo tecnico istituito a Roma tra le organizzazioni di categoria associandosi alle iniziative e alle forme di protesta che nei prossimi giorni verranno attuate dalle organizzazioni settoriali nei confronti del governo. A rischio – dicono – ci sono oltre 150mila posti di lavoro che difenderemo con tutte le nostre forze facendo comprendere alla gente che non siamo solo numeri e che non siamo  disposti a perdere la nostra dignità, siamo lavoratori come tanti altri. Il settore del gioco legale è a tutti gli effetti un’industria che non può essere demolita sotto i colpi di un governo che ha deciso di intraprendere una battaglia contro le ludopatie. Non risolvendo il problema si cerca solo di far cassa a scapito di chi di questo lavoro vive e dà da vivere alle proprie famiglie”.