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Come non risolvere un problema creandone un’altro.

By gennaio 22, 2019 No Comments

La misura del distanziometro è uno degli interventi con cui gli enti locali e le regioni intendono affrontare il problema della ludopatia. Questa misura prevede l’introduzione, anche retroattiva, di una distanza minima tra i punti di accesso al gioco e i punti definiti “sensibili” sul territorio.

Oltre a far notare che non vi è una reale mappatura di questi punti sensibili, e che quindi non è ben definito cosa siano, quanti siano e dove si trovino questi luoghi, vogliamo portare all’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori quanto è ormai evidente e comprovato da numerosi studi scientifici, ovvero di questa norma l’inefficacia a contrasto dei disturbi patologici connessi al gioco. Nella fattispecie, l’Istituto Superiore della Sanità nella sua Indagine sul Gioco e l’Osservatorio Eurispes nel Rapporto Gioco Legale e Dipendenza, hanno stabilito che le misure di contrasto alla ludopatia finora introdotte come il divieto di pubblicità e l’introduzione del distanziometro, sono assolutamente inefficaci o addirittura controproducenti. Paradossalmente il distanziometro può aggravare la situazione dei giocatori problematici, aumentandone l’isolamento. Come affermato dal coordinatore della ricerca Eurispes, Antonio Baldazzi, ” il distanziometro non mitiga la pulsione al gioco dei giocatori problematici e patologici”.

Quindi imporre distanze tra il giocatore e i luoghi di gioco, non ha alcun effetto benefico sui giocatori problematici, ma di contro, arreca seri danni collaterali alla rete legale dei concessionari di giochi e scommesse, colpendo direttamente i 150’000 lavoratori del settore.

Inoltre come affermato dal Procuratore della Repubblica di Brindisi, Antonio De Donno, “Proibizionismo e para-proibizionismo altro non sono che l’anticamera del gioco illegale gestito dai settori malavitosi. “

Per di più, il Tar di Bolzano ha sollevato dubbi di costituzionalità del distanziometro, e ha sospeso due provvedimenti di chiusura disposti dal Comune altoatesino nei confronti di due sale da gioco poste a una distanza inferiore di 300 metri.

Complice è la gogna mediatica che si è accanita sul settore, che tende a disegnarci come una potente lobby del gioco. La verità, invece, è che i lavoratori del settore portano avanti attività lavorando onestamente e all’interno di un settore totalmente legale e super controllato, eppure non sembrano godere della stessa dignità di qualsiasi altro lavoratore. Una misura che obbliga a spostare il proprio esercizio equivale alla chiusura, poichè le attività del gioco, come tutte le altre attività commerciali, non hanno la possibilità di essere spostate da un giorno all’altro senza sostenere enormi investimenti.

Un’azione di governo, che ha come obiettivo primario la crescita economica del proprio paese, ha l’obbligo di difendere il tessuto imprenditoriale e di proteggere le classi sociali più esposte. L’attuale governo sembra non averlo capito, preferisce conquistare il consenso elettorale sulle spalle di migliaia di onesti lavoratori.